al Mattonificio

play concert

Il rapporto fra parola e musica è un rapporto d'amore. Ma non solo.

Il loro destino è cercarsi, ritrovarsi, colloquiare, stridere, confondersi.

Le parole di Luigi Monteleone si scagliano o galleggiano su tessuti sonori, in essi si fondono e da essi emergono con prepotenza.

Con Monteleone la parola ferisce, la parola risana. Ma prima ancora mostra, segnala, disvela.

Possiamo guardarla dritta negli occhi e se fa male, abbassare lo sguardo, ma non impedirci di ascoltarla.

Nello spettacolo le parole dell’autore sono detta, senza enfasi. Edificate in uno spartito lessicale, tessono con il suono un concerto di sensi.

E se ironia, realtà, poesia, le parole sanno dirle, a questo gioco la musica non si sottrare. Anzi.

Nell’alternanza di parole crude, forti, violente e parole intime, quasi inconfessabili è racchiuso un luogo (Dolo e la Riviera del Brenta) e un tempo (tra il ’40 e il ’70). Ma non è solo una questione di geografia o di storia, piuttosto è in gioco la memoria collettiva. La necessità di ripensare cosa sono stati la fabbrica, il lavoro, la famiglia nel momento cruciale di passaggio di un’epoca. Nel racconto di Monteleone alcuni personaggi diventano allora simbolo del conflitto sociale e dell’impossibilità di comprendersi tra uomo e donna. Tra questi esemplare è Tosca, operaia alla fabbrica di mattoni con cui lo spettacolo si apre e si chiude. A Tosca che urla con il silenzio il suo no a una vita disumanizzata, a un lavoro che ferisce il corpo, a un amore che nega la vita va tutta la nostra più intima adesione. (p.a.)

 

Luigi Monteleone nasce a Napoli nel 1920. Figlio di un generale dell'esercito si laurea in medicina a Padova nel 1943. Si trasferisce a vivere sulla Riviera del Brenta e svolge funzione di medico. Pubblica il suo primo libro "Il signorino" e sempre con la Bompiani, nel ’74 "La bestia controvento". Nel 1989 Feltrinelli pubblica "La pena e l'oblio" che gli vale il premio di narrativa di Bergamo. Feltrinelli ripubblica l'anno dopo "La bestia controvento". Ha scritto numerosi saggi. Muore nell'ottobre del 2004.

 

Alla fabbrica di mattoni è un racconto che appartiene alla raccolta ‘la pena e l’oblio’. Un racconto in cui luoghi e personaggi si intrecciano come in un romanzo. Qui è l’universo bieco, risibile e tragico di una provincia italiana concreta e realistica come un dipinto di Bruegel e allo stesso tempo così astratta da sembrare un luogo dell’anima. Questo universo dell’infamia e dell’oblio fatto di carnalità, di passione di lombi, di pazzia e di bestemmia evade a poco a poco da precisi confini s pazio-temporali (la terra veneta appunto) per divenire metafora della condizione umana. E’ così che l’odio, il rancore e i veleni che trascinano alla distruzione i personaggi di questo memorabile libro, si trasformano in una bizzarra melodia, quasi un canto acutissimo e insostenibile che dice la pena e la pietà.

Antonio Tabucchi

 

classica e sperimentale insieme è la lettura che ne fanno Pierangela Allegro e Michele Sambin in quello che è un vero e proprio concerto per sassofono e voce. “Al mattonificio” riprende il testo di Luigi Monteleone in una forma lontana tanto dal racconto teatrale quanto dalla lettura drammatica. Semmai l’attenzione è ai ritmi interni della scrittura, alle sue variazioni: a quella parte di senso che è racchiusa nel testo e che non si vuole disvelare spiegando, ma semplicemente lasciando andare le parole, seguendo il loro andamento che non è mai piano. Nessuna forzatura, anzi una ostinata chiarezza, ma senza sacrificare quella specie di massa oscura che il testo di Montelone racchiude e che è parte integrante del suo fascino anche quando mette il lettore in difficoltà. Ed è singolare come proprio il trasferimento di mezzo – dalla pagina scritta al concertorenda giustizia all’ opera di Monteleone. Forse perché Pierangela Allegro e Michele Sambin non hanno cercato di smontare il testo di Montelone, hanno semplicemente creduto alle sue parole, si sono fidati anche della complessità, riempiendola però con le loro sensazioni, espresse con strumenti diversi da quelli usati da Monteleone. Quello che avviene non è fusione, non è neanche sovrapposizione e certo non è accompagnamento. E’ una interpretazione nel senso più austero del termine. E’ un tentativo di capire insieme a chi ascolta.

Nicolò Menniti Ippolito

Scrittura 
Pierangela Allegro da la pena e l'oblio di Luigi Monteleone
Con 
Pierangela Allegro (voce) Michele Sambin (suono) Alessandro Martinello (pittura digitale)
Composizione ed esecuzione musiche 
Michele Sambin
Pittura digitale 
Michele Sambin, Alessandro Martinello
Contributi 
da un'idea di Echidna Cultura
 
Facebook
Youtube
Vimeo
Flickr
 

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti gli aggiornamenti sulle iniziative del Tam

News