Tutto quello che rimane

(secondo movimento)

in ricordo di Claudio Meldolesi

 

Tutto quello che rimane è un'opera performativa dove la memoria agisce come drammaturgo e la composizione si rivela come unica forma possibile per raccontare. La prima mossa è stata riattraversare gli spettacoli creati con i detenuti-attori. Trarne gesti e parole, immagini video e suoni per poi ricomporre i materiali scelti senza seguire una cronologia, ma lavorando su assonanze, accostamenti, sovrapposizioni, motivi ricorrenti.

Affidandoci a questa attenta ricomposizione, abbiamo sperimentato la possibilità di mettere in scena un intenso percorso di arte e vita durato 20 anni, nel tentativo, ci auguriamo riuscito, di storicizzarlo restituendolo in forma d'arte poetica.
In scena cinque performer-testimoni dialogano con le immagini video. Fanno risuonare parole. Compiono azioni lievi. Ascoltano e osservano così come sono chiamati a fare gli spettatori in sala.
Creare Tutto quello che rimane è stata una gioia.

Nelle parole che seguono, di P.P.Pasolini, c'è qualcosa che ha a che fare con l'idea che ci ha guidato in questo lavoro.
Facciamo nostre le sue parole con l'avvertenza di due sostituzioni: libro con spettacolo e lettore con spettatore.
La ricostruzione di questo spettacolo è affidata allo spettatore. È lui che deve ricongiungere passi lontani che però si integrano. È lui che deve organizzare i momenti contraddittori ricercandone la sostanziale unitarietà. È lui che deve eliminare le eventuali incoerenze (ossia ricerche o ipotesi abbandonate). È lui che deve sostituire ripetizioni con le eventuali varianti (o altrimenti eccepire le ripetizioni come appassionate anàfore).  P.P.Pasolini, nota introduttiva a Scritti Corsari, ed Garzanti, 1995.

 

Teatro carcere è essenzialmente un luogo. Un luogo d'incontro tra realtà diverse. Un luogo fisico e mentale di esperienze reciproche. Un luogo in cui convergono e abitano infinite simbologie.
Mettere in relazione differenti esperienze, instaurare un dialogo a più voci, dare corpo alle utopie, segnare l'incontro tra arte e vita, desiderare. Questo è teatro carcere. Siamo certi che la cultura può vivere nei luoghi più impensati e alimentarsi nelle situazioni più difficili e il teatro che è arte meno individuale delle altre in quanto prevede una creazione collettiva mettendo in moto energie di relazione, può essere una scoperta affascinante, destabilizzante e provocatoria in un contesto in cui si è portati necessariamente a pensare al proprio tornaconto, al proprio affrancamento, alla propria libertà per sopravvivere. In un carcere bene non si starà mai. E sarebbe aberrante. Si può tentare di stare un po' meglio. Qualunque cosa aiuti a stare un po' meglio è necessaria. Partiamo allora dal presupposto che il teatro in carcere sia necessario a chi è dentro. Ma anche a chi sta fuori.
(Pierangela Allegro, tratto da tutto quello che rimane ed. Eldonejo 1995)

Ideazione 
Michele Sambin
Scrittura 
testi tratti da Tutto quello che rimane, Pierangela Allegro, ed. Eldonejo, 1995
Con 
Pierangela Allegro, Loris Contarini, Claudia Fabris, Alessandro Martinello, Michele Sambin
Immagini 
in video i detenuti-attori del progetto Tam Teatrocarcere 1992/2012
Regia 
Michele Sambin
Produzione 
Tam Teatromusica, 2012
 
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